martedì 4 novembre 2014

Confusi e felici [Recensione]

Apro la recensione dicendo subito che Confusi e felici è un film bellino. Chi si aspettava l'ennesima stroncatura della commediola italiana media (e le premesse per risultare tale Confusi e felici potrebbe averle anche tutte) resterà deluso.
L'analista Marcello (Bisio), professionista affermato e single, entra in depressione non appena scopre di soffrire di una rara patologia agli occhi che lo porterà, entro breve, ad uno stato di cecità totale. Sconsolato e in preda a manie suicide, decide di abbandonare la professione, ma gli verrà impedito dai suoi stessi pazienti.
Ora, a parte che una squadra di casi umani simili non si vedeva dai tempi di Harry a pezzi, la nuova commedia di Massimiliano Bruno, qui giunto alla sua terza opera cinematografica, riesce a cogliere tutta una serie di piccole sfumature che, amalgamate, vanno a comporre un'opera precisa e intelligente. Cadere nel buonismo più ridicolo era un rischio latente, visto il soggetto del film, ma in realtà tutto finisce col funzionare, anche laddove si annida il dialogo melenso e la battuta banalotta: dalla straordinaria coppia in crisi (per cause "virtuali") di Betta (Caterina Guzzanti) ed Enrico (Pietro Sermonti) alle epiche gesta del pusher dal cuore d'oro Nazareno (il grande Giallini), passando per l'autista Pasquale (interpretato dallo stesso regista) che soffre della sindrome di Peter Pan, per la ninfomane tardona e incallita Vitaliana (Minaccioni) e per un indimenticabile Rocco Papaleo, istrione fuori di testa come non mai. Come già detto, una certa faciloneria italica fa capolino qua e là, fra mamme possessive che muoiono e creature innocenti che vengono al mondo, ma tutto viene perdonato quando si ha un finale tutt'altro che comico.
Compiendo passi giganteschi rispetto ai suoi due film precedenti, Bruno gira un film che perfetto non è, ma che non suona neanche falso come una moneta bucata: la sua Roma è una capitale per nulla patinata, povera e non baciata dall'italian dream della Leopolda, la forza comica e la lucidità con cui descrive le illusioni e i tonfi di questa schiera di personaggi lo rendono uno dei pochi commediografi originali in circolazione. Almeno al momento. 

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