sabato 22 agosto 2015

Buddy Guy, "Born To Play Guitar" [Suggestioni uditive]

Buddy Guy,
Born To Play Guitar (RCA, 2015)

★★★½

















In ordine sparso, i miei dieci chitarristi blues (neri) preferiti: Muddy Waters, John Lee Hooker, Freddie King, Howlin'Wolf, Lightnin'Hopkins, Albert King, Willie Dixon, B.B. King, Albert Collins, Otis Rush. Dov'è Buddy Guy? Semplice: Buddy Guy non c'è, non è mai stato uno dei miei bluesmen preferiti e l'ho sempre trovato meno geniale di Hooker o Waters, meno frizzante di B.B. King e meno incisivo di Howlin'Wolf. Ma soprattutto, il grande album di Buddy Guy è sempre mancato nella mia collezione, anche se negli ultimi anni, sotto l'egida del produttore Tom Hambridge e con diverse etichette, ha sfornato cose notevoli: prima Skin Deep (2008), poi il doppio, simpatico Rhythm & Blues (2013), adesso questo Born To Play Guitar pieno di groove e di un blues bellino fresco, estivo, di agile fruizione come è giusto che sia lo stile di Chicago.
Born To Play Guitar parte come un motore diesel, con una title-track davvero degna di nota, e prosegue con la devastante Wear You Out, dove alla voce e alla chitarra Buddy viene affiancato da Billy Gibbons. In tutte le prime sei tracce l'album non conosce mezzo secondo di cedimento: i duetti con Kim Wilson sono ottimi e Whiskey, Beer & Wine è già uno degli apici del repertorio del Buddy Guy 2.0. Imperdonabili, in quanto a bruttezza, il duetto (Baby) You Got What It Takes con Joss Stone, la lisergica Crazy World, con quello wah-wah che straborda da tutti gli angoli e non porta da nessuna parte. Notevole la triade di chiusura: il bel ritorno alle proprie origini agricole di Thick Like Mississippi Mud, la brillante Flesh & Bone (dedicata a B.B. King e cantata con un Van Morrison che qui vale da solo tutti i suoi Duets) e poi la malinconica Come Back Muddy.
In mano a Buddy Guy, ogni standard si trasforma in un blues colorato e ricco di attitudini diverse, ma, al di là della matematica maestria dell'autore nella costruzione di questi brani, quello che colpisce in Born To Play Guitar è come questo 79enne della Louisiana riesca a delineare certe sfumature di un genere talmente antico e cristallizzato e a renderle comunque attualissime.  

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