mercoledì 3 settembre 2014

HammerFall, "(r)Evolution" [Suggestioni uditive]

HammerFall,
(r)Evolution (Nuclear Blast, 2014)
½
















Gli HammerFall sono stati, per un breve periodo, uno dei miei tre complessi preferiti in assoluto. Tuttavia, dai tempi di Chapter V: Unbent, Unbowed, Unborken (Nuclear Blast, 2005) cerco di leggere tutto ciò che li riguarda con la stessa passione con cui cerco di evitare ogni ascolto delle loro nuove opere. E pensare che andare a sentire in cuffia One Crimson Night (loro primo album dal vivo) da Ricordi a Firenze fu per me d'obbligo come un pellegrinaggio al Divino Amore. Un'ora e un quarto di autobus per centoquindici minuti di musica (in realtà, riuscii ad ascoltare solo i quattro brani iniziali del primo disco) che sapevo per certo di non potermi permettere. Ma erano altri tempi.
Oggi Ricordi è chiuso già da qualche anno e io "tiro giù" con una certa facilità (r)Evolution, ultima fatica della band svedese. 
Lo so, non è bello, non è romantico, ma capita anche ai migliori di noi di doverlo fare.
Parte Hector Hymn's e io giro la manopola che regola il volume totalmente verso destra. <<Senti là che roba!>>, penso entusiasmandomi e godendo di quell'atmosfera che mi rimanda al mai troppo amato Crimson Thunder (2002) e al capolavoro assoluto Glory To The Brave (1997). Lo stesso succede anche con la title-track. Bushido è il singolo di lancio, lo avevo già ampiamente ascoltato e detestato: ancora non posso saperlo, ma è l'inizio della fine di questa rivoluzione mancata. Brani quali Ex Inferis, Live Life Loud o la ballata Winter Is Coming risultano piatti da subito, mi regalano lo stesso brivido-zero che provo appoggiandomi a un manifesto di un automobile sapendo di poterlo trovare identico in tutti i cartelloni di una città.  Origins è power metal di provincia, del tutto indegno di una band del calibro degli HammerFall, così come erano stati indegni tutti i pezzi incisi negli ultimi anni (Infected rimane uno degli album metal più brutti di sempre) e così come sono inascoltabili i riempitivi Tainted Metal e Evil Incarnate. La chiusura "old-skool" Wildfire non lascia dubbi: la band di Joacim Cans e Oskar Dronjak sa ancora suonare splendidamente del power pulito ed efficace con canzoni la cui durata si aggira sui quattro, cinque minuti. E su questo non ci piove. Ma in (r)Evolution sono le idee a mancare, e non la tecnica. Dietro la console torna il talent scout nordico Fredrik Nordstrom (ho scordato la dieresi sulla ultima "o", perdono), che viene affiancato al produttore e cantante americano James Michael per portare a termine l'ennesimo impacchettamento da trenta e lode targato Nuclear Blast. Eppure non basta. E non basta richiamare il leggendario copertinista Andreas Marschall (autore che lavorò sui primi tre album del gruppo) per invogliare i fans- delusi con ogni probabilità da almeno sei anni -ad acquistare e ascoltare (r)Evolution
E' proprio vero che a volte anche le grandi storie d'amore finiscono.

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