martedì 28 agosto 2012

Estate bonelliana [Pt. 5]: DD #312

Disegni: Luca Dell'Uomo.

Leggo questo nome, sfoglio Epidemia aliena (questo è il titolo di Dylan Dog 312) e avverto una certa familiarità. In due minuti, tiro fuori dalla mia libreria fatta di triple e quadruple file Africa!, uno dei miei numeri preferiti di Mister No. I disegni della superba trilogia (nn. 167-169) africana di Nick Drake erano proprio di Dell'Uomo; da questa scoperta- complici un certo occhio e la lettura dell'editoriale del DD di questo mese -risalgo in un attimo al disegnatore de Gli uccisori e di Diabolo il grande, tornato a lavorare su una storia dell'Indagatore dell'incubo dopo ben ventincinque anni. Motivi della lontananza? Pare che il personaggio creato da Sclavi non fosse in linea con il pensiero religioso del testimone di Geova Dell'Uomo, che non accettò più di lavorare al personaggio già nel 1987.

Autoritratto di Luca Dell'Uomo
La storia (scritta da Gualdoni) rimanda non casualmente proprio al mitologico numero 5: se all'epoca i cittadini di Londra erano stati contagiati da una malsana voglia di uccidere, nel 2012 la trama si complica, con i londinesi colpiti da una straordinaria "crisi di sincerità". In una civiltà di bugiardi come la nostra, si sviluppano situazioni incredibili alle quali solo Dylan (come sempre, l'unico "immune") può porre fine. Hamlin e il suo negozio ricompaiono e...
Basta, è una bella storia e merita di essere acquistata e letta.

Quando ieri sera ho chiuso l'albo, avrei voluto mandare due mail: la prima, a Gualdoni, per incitarlo a scrivere più spesso storie di questo livello; la seconda, a Dell'Uomo, per ringraziarlo di essere "tornato" ma soprattutto per pregarlo di rimanere nelle fila dell'Indagatore dell'incubo. Ad ogni modo, grazie ad entrambi.

venerdì 17 agosto 2012

Estate bonelliana [Pt. 4]: un agosto colorato

Togliamo il cappello di finta paglia, chiudiamo gli ombrelloni e inchiniamoci al "Color Tex" 2012, dal titolo I banditi delle nebbie. 160 pagine rinchiuse in un albo che già dalla copertina (il buon Villa non si smentisce mai) emana bellezza. Frutto del lavoro di due fuoriclasse come Pasquale Ruju ("texiano" dal 2004 e ormai asso nella manica della Sergio Bonelli Editore, vista la sua grande capacità di passare dalle assolate praterie del nostro ranger agli incubi di Dylan Dog, dalle navicelle di Nathan Never agli orrori di Dampyr) e Ugolino Cossu (un maestro dal tratto unico, pulito ma incredibilmente ricco di dettagli, già approdato quattro anni fa nelle file "texiane" con un "Maxi" superlativo).

La storia è perfetta, specie per chi- come il sottoscritto -ama le avventure di Tex ambientate nel grande nord, quelle dove compaiono comprimari ormai storici del calibro di Jim Brandon o Gros-Jean. E'proprio il colossale trapper francesce che affianca Kit Carson nell'operazione di salvataggio di Tex, prigioniero assieme all'onesto delinquente Chance (specializzato in evasioni) di un sanguinario gruppo di pirati francofoni capitanati dal losco Uncle Bear. L'albo è un susseguirsi di inseguimenti in canoa, alleanze indiane, battaglie alquanto "bagnate" e scontri notturni con tanto di molossi cattivissimi, il tutto colorato in maniera splendida. E dunque, I banditi delle nebbie non è solo una delle storie Bonelli dell'anno, ma risulta, almeno a mio avviso, uno dei migliori albi a colori che la casa editrice milanese abbia mai pubblicato. 

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Dopo un non riuscitissimo numero realizzato dai maestri spagnoli e argentini, il "Color Fest 9" approda nelle assolate edicole di agosto con quattro incubi mai banali o ripetitivi. Le dinamiche narrative di Quell'hotel sulla spiaggia (scritta dal maestro Boselli e illustrata dal "dampyriano d.o.c." Rossi) sono veramente riuscite, così come i disegni del veterano Freghieri de La tomba di ghiaccio faranno provare anche ai più abbronzati lettori da spiaggia un brivido di freddo polare. Con Il bottone di madreperla ci imbattiamo nella storia più "anomala" dell'albo, una storia che potrà ricordare alcuni numeri curati dal romantico Ambrosini: i testi sono della scrittrice "gotika" Barbara Baraldi, mentre i disegni del "disneyano" Mottura; la coppia ha partorito un lavoro senz'altro particolare ma molto riuscito. Chiusura leggermente sottotono, specie per quanto riguarda la trama: Anime senza pace è il ritorno di Dylan a casi che riguardano gli alieni, solo che stavolta si tratta di "alieni fantasma". Forse andrebbe segnalato il fatto che Gualdoni non riesce a chiudere una storia senza che l'indagatore dell'incubo sia seduto con la penna d'oca alla scrivania. Ad ogni modo, ottimo apporto grafico di Leomacs.



lunedì 16 luglio 2012

[Recensione] H.O.D.

Al giorno d'oggi bisogna fare i conti con molte cose, fra cui il fenomeno delle famigerate fan fiction. Nate negli anni Settanta come racconti da pubblicare in fanzine di Star Trek, vengono oggi considerate dagli addetti ai lavori opere letterarie seconde solo alla Commedia dantesca e a La Tempesta di Shakespeare, e non c'è riunione presieduta dal Ministro della Pubblica Istruzione dove qualche fanboy infiltrato non tenti- a costo della vita -di inserire questi capolavori nei programmi di antologia delle scuole italiane. Sinceramente, sono sempre risultato immune al fascino di questo movimento letterario dell'era Web 2.0, ma non nascondo di essermi recato, talvolta, a farmi qualche sana risata in alcuni "portali" contenenti strampalati seguiti di Dragon Ball o Star Wars o peggio ancora di Twilight e Harry Potter. Non voglio essere frainteso: le grasse risate non sono da imputare al contenuto di certi scritti (anzi, mi è capitato di leggere sequel migliori dei sequel originali), quanto alla loro forma sintattica e ai dibattiti che gli appartenenti a questi "misteri" tengono alla fine di ogni pagina.
Prendiamo H.O.D. (la potete trovare completa a <http://lamammadicrystal.forumfree.it/?t=56642451>), la peggiore che mi sia mai capitato di leggere. Io capisco perfettamente che il web è una grande piattaforma di democrazia, dove anche l'ultimo degli analfabeti può ottenere uno spazio in cui dimostrare le sue innate incapacità, ma non a questi livelli. Ritengo incredibilmente ricercato il gusto di farsi notare il peggiore della classe in una classe dove mediamente tutti scrivono male (consultate <http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Funfiction> e capirete meglio il perchè), ma qui siamo oltre i limiti del buongusto. Navigo in internet ogni giorno da diversi anni e mi sono abituato all'idea che non è l'ambiente ideale dove far sopravvivere la lingua italiana: tuttavia, so che esistono delle oasi felici dove chi rincorre il sogno della scrittura o chi si limita semplicemente a trarre piacere dallo scrivere gratuitamente e senza vincoli ciò che vuole (le fan fiction servono a questo, alla fine) si impegnano. In H.O.D. non solo ho ritrovato la più vomitevole forma scritta che mi sia mai capitata sotto gli occhi (i commenti ai post di AlFemminile sono opera di Balzac, al confronto), ma anche una storia sciatta, che neanche può vantare il merito della brevità (una settantina di immondi capitoli). Le situazioni, i nomi, i dialoghi, i furti di idee già orrende, sono tutti al servizio di una mente che potrebbe far presagire una presenza di alieni ritardati giunti sul pianeta terra e travestiti da esseri umani col pallino della scrittura. Ma temo che non sia così.
Leggere questa roba è stato estremamente faticoso, e quando ho ritrovato H.O.D. in un altro sito web (<http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=862438&i=1>) dove comparivano- addirittura -due recensioni, speravo di vedere il mentecatto che aveva partorito la storia messo al torchio da qualche fanboy adirato e travestito da critico cattivissimo. Non è stato così e riporto quanto sta scritto sul sito:


BELLA STORIA MA IL MODO DI SCRIVERE è UN Pò DISORDINATO,COMPLIMENTI PER LA TRAMA


Al che il Joyce della fan fiction non può che rispondere in tutta sincerità:


be', grazie per il fatto della storia e la trama, so' che per quanto riguarda la scrittura non e' ancora il massimo, ma sto' cercando di migliorare, e, andando avanti, spero di rendere questo elemento sempre migliore, come gli altri 2, del resto
Davvero la scrittura non è ancora al massimo?
Cosa glielo farà pensare?
Mah...

Estate bonelliana [Pt. 3]: piccole grandi storie


Martin Mystère vanta lo Speciale più "antico" di casa Bonelli: infatti, in questo afoso luglio, la collana nata nel 1983 e destinata ad avere un fortunato seguito (al formato Speciale sarebbero ricorsi, col passare degli anni, Zagor, Mister No, Dylan Dog, Nathan Never, Brendon, Dampyr, Demian, Nick Raider Il comandante Mark) raggiunge quota 29°numero. La storia (scritta da Recagno e disegnata dal buon Torti) dà un seguito alle vicende collegiali del BVZM, principiate nello speciale n°27 (Le avventure del giovane Martin) e proseguite lo scorso anno nell'ottimo I dolori del giovane Martin: quest'anno tocca a Gli enigmi del giovane Martin dare un seguito alla descrizione delle origini del personaggio, ma non solo: affronta l'argomento delle origini dei robot, visti come enorm)i ometti di latta e ferro e alimentati- come del resto anche i treni dell'epoca -a carbone. 132 pagine pulite e divertenti, che volano via senza mai annoiare. Ben più complesse sono le 50 pagine dell'allegato La minaccia dei temibili tre, un divertissement mysterioso dalla copertina finto-marveliana (firmata Filippucci). Per realizzare questo albetto suddiviso in quattro capitoli sono stati necessari i testi di Castelli e Recagno e i disegni di Morales, De Cubellis, Esposito Bros, Filippucci, Brindisi, Caluri, Palumbo e Alessandrini. Il tutto in 50 folli pagine? E' possibile, e anche molto sensato. Non voglio anticipare nulla, ma basti pensare che Martin Mystère e i suoi amici vestiranno i panni dei Fantastici Quattro, vivranno avventure nell'universo di Flash Gordon e ruberanno la scena a Diabolik ed Eva Kant.   


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Zagor deve avere preso gusto a nuotare, e anche i suoi lettori, con il caldo torrenziale nel quale si ritrovano costretti, pensano sicuramente all'acqua: nell'ultimo anno buona parte delle storie zagoriane sono infatti a sfondo aquatico; nel caso specifico della collana Maxi, a sei mesi dall'avventura de Il mistero dell'isola, ritroviamo lo spirito con la scure in costume da bagno in La prigione sul lago (scritto da Mignacco e disegnato dai Di Vitto). L'idea del penitenziario di massima sicurezza circondato dall'acqua (in questo caso, il Beaver Lake) è sicuramente un classico del cinema e del fumetto di genere avventuroso (basti pensare agli innumerevoli spunti offerti da film come L'uomo di Alcatraz), ma qui è soprattutto il contorno a farla da padrone: il fatto che nel carcere sia rinchiuso uno dei più terribili malviventi americani e che i complici stiano cercando di farlo evadere è solo il punto di incontro di un racconto ben più ampio, teso a svolgersi fuori dalle mura del penitenziario, in mezzo ai boschi, nel piccolo paese fluviale di Pleasant Point. Rick Rogers, l'eclettico battelliere co-protagonista, è un sentito omaggio a Mister No (Burattini, nell'editoriale, traccia diversi paralleli fra questo albo e il Mister No n°155 Sfida al Pantanal), così come i sottomarini rimandano a vecchie avventure zagoriane (in particolare a Lo spettro del passato e Il villaggio sommerso). Una lettura che motiverà non di poco le scelte lacustri di numerosi zagoriani vacanzieri.


sabato 30 giugno 2012

Estate bonelliana [Pt. 2]: incubi al sole

Dylan Dog entra nell'estate 2012 con brio: in particolare, il numero 310 della serie regolare stupisce per la sua accuratezza e per l'originalità della trama. Circa tre mesi fa, recensii positivamente L'assassino della porta accanto, una storia che aveva riportato Dylan ad una dimensione di introspezione tinta di giallo lodevole; ecco, con Io, il mostro, Ruju e Freghieri portano avanti un thriller psicologico puro e crudo, che offre anche un approfondimento e una riflessione sul bipolarismo, malattia che oggi pare sia possibile controllare, ma...non si sa mai! Una figura femminile unica e di cui sarà facile innamorarsi è, fondamentalmente, la vera protagonista della storia (la copertina, lo lascia presagire), che si snoda in 98 pagine di sangue e incubi, fino a culminare in un finale a dir poco contorto. Credo di avere letto il miglior Dylan Dog degli ultimi due anni.


Montanari&Grassani sono un duetto che ha deliziato il lettore dylandoghiano a partire da Le notti della luna piena (n. 3, 1986) e che ha avuto fino al 2011 il controllo totale della serie Maxi; poi, dal febbraio 2011, la serie è stata suddivisa in un numero "invernale" (disegnato da un unico autore bonelliano) e in uno "estivo" (che è il classico mattone di 292 pagine disegnato da M&G e contenente tre storie). Il volume si apre con Chiamata dall'Inferno di Paola Barbato, che si conferma essere (forse) la punta di diamante degli scrittori dylaniati, con una storia che rubacchia trame e sottotrame dagli orrendi film horror di inizio Nuovo Millennio (mi riferisco ai remake americani degli horror "tecnologici" giapponesi, ovvero The Ring, The Call, Final destination, ecc.) e ne migliora le potenzialità, talvolta prendendoli in giro (come si vede bene nelle prime due tavole). L'idea della Morte che vuole riammodernarsi e teme che la sua bella falce stia passando di moda è degna del miglior Mel Brooks. Ben più tragica è invece La verità sommersa di Marzano, che inizia con la solita gita lacustre in Galles di Dylan e Groucho e si snoda attraverso complotti, conflitti di interessi, zombie alquanto bagnati e finale da lucciconi agli occhi; il tutto in un contesto grafico impeccabile. Il volume perde con la storia firmata da Gualdoni, Vite gemelle: Dylan si innamora di personalità multiple, mentre a Londra chiunque vive tre, sette, dodici volte in contemporanea e tutti si ritrovano a Golconda per il concerto dei Demoni. Questi enormi calderoni surrealisti privi di una buona trama potevano funzionare nei tardi anni '90, ma ora sono un pò venuti a noia.
Copertina di Stano da 110 e Lode.  

  

venerdì 22 giugno 2012

Estate bonelliana [Pt. 1]: di cowboys ed incubi dormienti

Traguardo numero 27 per l'ex-annuale "texone" (dal 2011 è semestrale), fulmine a ciel sereno in questi primi giorni di un'estate che si preannuncia bella calda. 
In molti conoscono i disegni di Fabio Civitelli, classe 1955, maestro toscano, mancato architetto, rimpianto di Magnus, pupillo di Origa, apprendista alla Dardo, autore di spicco alla Edifumetto, partner di Ferrandino, "bonelliano d.o.c." dal 1979 (anno in cui debuttò su Mister No) e più precisamente "texiano d.o.c." dal 1985 (quando uscì I due killers, su testi di Claudio Nizzi). Ha avuto l'onore di disegnare l'Uomo Ragno e I Fantastici Quattro su "SuperGulp!" con tanto di benedizione di Stan Lee, ma Tex lo ha comunque rapito e ad oggi- come dichiara nella bella intervista Un fotografo nel West curata da Gianmaria Contro -non sarebbe in grado di dedicarsi ad un altro personaggio. 
Nonostante abbia disegnato decine di storie sulla serie regolare del ranger, si è occupato anche di molti volumi "extra" (fra cui le illustrazioni contenute ne Il romanzo della mia vita, scritto sempre da Boselli e pubblicato lo scorso anno da Mondadori) e l'approdo al "texone" La cavalcata del morto (il massimo traguardo, secondo molti, che un disegnatore può raggiungere alla casa editrice milanese) per lui è semplicemente una tappa "naturale" della sua avventura da "fotografo nel west". Il suo tratto chiaro, preciso ed estremamente attento al dettaglio, viene ulteriormente esaltato dalle grandi dimensioni dell'albo, un autentico capolavoro western-horror (è il primo gigante ad ospitare El Morisco), narrato dal maestro Boselli con brio e profondo senso del macabro. Le pagine degli scontri notturni risultano ben più inquietanti e riuscite di qualsiasi numero di Dampyr, oltre a confermare ulteriormente che delle collane "giganti" bonelliane la più riuscita rimane ancora quella di Tex, una leggenda che, a sessantaquattro anni, continua a cavalcare il suo fido destriero. 


giovedì 14 giugno 2012

Primavera bonelliana [Pt. 6 e ultima]

Due mesi fa pubblicavo qui sul blog la mia entusiastica recensione del numero speciale di MM, che festeggiava degnamente 30 anni di vita editoriale. Non mi soffermo a descrivere le incredibili iniziative promosse da varie associazioni di specialisti dei comics (<www.lospaziobianco.it/> ne dà solo un gustoso assaggio) o anche da semplici appassionati del BVZM (chi avrà modo di andare a Riminicomix dal 12 al 28 luglio potrà approfondire, ma nell'attesa può consultare <www.cartoonclub.it/>), e mi limito a parlare di Progetto Cyborg, numero 321 e primo numero "post-trentennale", interamente curato dal buon Paolo Morales. 


Martin combatte il "complotto" che secondo molti autorevoli storici ha manovrato il mondo negli ultimi sessant'anni; al suo fianco la bella e spietata Stella Stevens (vd. MM # 307), nei panni dell'amica/nemica, senza Java o Diana a poterlo aiutare. Il personaggio cinico e paurosamente reale della cattivissima Linda (ex-hippy divenuta yuppie) è alquanto efficace, così come l'idea di rimandare l'attenzione del lettore alle numerose massonerie, sette e ai circoli elitari (i riferimenti agli Skull and Bones abbondano). Morales apre una finestra sui ciò che potrebbe stare dietro alla crisi in cui è sprofondata l'economia occidentale negli ultimi quattro anni, e lo fa senza retorica e senza buonismi: Martin e Stella alla cena dei potenti si ritrovano in una condizione psicologica in cui cadrebbe qualsiasi "comune mortale". La storia scorre via con eleganza e passione nelle sue 158 pagine, risultando un incrocio molto riuscito fra la moderna letteratura complottistica di Marrs, Estulin o Icke e la tensione di stampo larsoniano.

P.S.: e fra un mese, sempre su <www.quintastagione.blogspot.com/>, la recensione dello Speciale 2012, di cui anticipo la copertina sotto.